Cieli

Affascinano i cieli quando

i rosati incontrano gli azzurri e

i bianchi increspano la volta

 

Attonito lo sguardo insegue

il rimestare aereo, l’andirivieni piumato

le sagome lontane

 

Affascinano i cieli con le loro

vaste aperture, finestre

infinite su contenute sclere

 

Il terso giorno, la profonda

notte e quelle intermedie

fasi in cui né notte, né giorno

ma passaggio e schegge,

dell’uno e dell’altro, nell’uno

e nell’altro

 

Affascinano i cieli quando

il respiro insegue ed emula

il ritmo delle nubi

 

E si fa più denso, intenso

scuote lo spirito e rasserena

 

Immagine: “Schegge celesti” [acrilici e matite acquerellate su carta filigranata]

On the rocks

dipinto-specchio d'acqua- scogli

Raccolto, uno specchio
accoglie ombre e
radici profonde

Quieto riflette nubi
e cieli e sagome e
alghe

Una salina pozzanghera
incolore, escludente
esclusa

Rocce delimitano e
isolano, svettano
e affondano

Lo specchio sta
e riflette

Immagine: “Salinità”, olio e acrilici su tela [2022]

Ignote rotte

Inconsapevoli nasciamo per navigare
ignote rotte

Trascinati, spinti, raccolti, racchiusi
da culle a navi a braccia o branchi
muoviamo senza posa

Disegni sconosciuti o libero arbitrio
entrambi o niente, su ignote rotte
navighiamo

Per noi stessi, per disegni altri
navighiamo

Su macerie, ombre roventi
alle radici delle città, lunghi i viali
dei ricordi, navighiamo

Sotto scheletri di metallo,
in trasparenza navighiamo

Ignote rotte, illusi
navighiamo

Immagine: “Flowing” [acrilico e olio su tela]

on-fire-ityart

On fire

Rossi e aranci
ardono i cieli
e di cenere tingono
le nubi…

Ci vorrebbe del blu o
coperte o veli

quei veli dipinti di
speranze e fiori
che scorrono come
fiumi

Ci vorrebbero 1000 e più
fiati a soffiare sugli
edifici-candela e 1000 e più
applausi ad accompagnarli

Ci vorrebbe una luce sommessa,
delicata come il primo
sole del mattino a rischiarare
terre e guance
rigate

Ci vorrebbe una farfalla sulla
punta del naso, uno schizzo
d’acqua sul viso, l’odore
avvolgente del pane sfornato
e il canto dei grilli prima che fa sera

Ci vorrebbe del verde e del blu
e un rosso
che non bruci

 

Immagine: “On fire” [tecnica mista su tela, 20×30]
Si consiglia di leggere ascoltando Ludovico Einaudi, “Wind song”

Deriva

Per di qua
indica il saggio
e la fenice arde lo spazio,
purifica l’aria – fendente dopo fendente.

Per di qua
indica il saggio
e in moto opposto l’alata amica
scalza e riordina gli squilibri del creato.

Per di qua
indica il saggio
mentre i marci resti di riottosi mondi
s’accalcano alla destra del quadro.

Per di qua
e i cinque alla deriva
brancolano.

Per di qua
e i bipedi
s’affannano.

Per di qua.

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Immagine: Into the woods [acrilici su carta]

Momenti

Il momento in cui capiamo di rientrare in una definizione
è, a volte, il momento in cui realizziamo d’essere stati definiti
da altr* per ciò che una macro-struttura, apparentemente solo esterna e che si ripropone
nei tempi e in certe geografie, vuole che siamo.

E nel dirci cosa siamo, ci dice soprattutto cosa/chi non dobbiamo essere.
Cosa/chi è sbagliato essere.

Spesso, accettiamo l’imposizione senza domandarcene la ragione,
i perché, la correttezza. Senza chiederci “è davvero così?”.
Senza metterne in dubbio la fissità – “deve per forza essere così?”

Non possiamo – non c’è consapevolezza.
Non vogliamo – non c’è volontà.

Il momento in cui percepiamo la veste che ci viene imposta
come non adatta, a volte, è anche il momento in cui iniziamo
a vedere le imposizioni altre. I vestiti troppo stretti o
troppo larghi. Troppo stinti o senza colori.

La percezione e l’osservazione, però, sono solo un primo passo d’un processo uroborico.
Il secondo, la comprensione.
Il terzo, il sovvertimento…

Di sé, per iniziare.
Del resto, per continuare.

Il momento in cui realizziamo di essere tutt* parte di un sistema
escludente, ingiusto, prevaricante, oppressivo e colonizzante deve diventare
il momento in cui, il più possibile e non a volte, decidiamo di agire per cambiare
paradigmi, allargare le geografie e considerare ogni corpo come corpo
abitato, abitabile e resistente.

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Letture consigliate: “Decolonialità e privilegio” – Rachele Borghi
In foto: “The wind of revolution” (oli e acrilici su carta da imballaggio)

Granelli

Piccole dune subacquee …
Un granello più scuro, uno
più chiaro

Quanti, in una porzione?

L’ombra scurisce ma non offusca.

La silenziosa bellezza sta, eppure muta
costantemente
in sé e nel tutto

Ora incorniciata da motivi solari,
cambia al passo dell’onda.

Un rombo,
una linea,
un arcobaleno

E ancora l’onda avanza

E ancora, l’onda si ritrae

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Si consiglia d’ascoltare il canto delle onde (qui o altrove)
Dipinto: “‘A beccaficu”, acrilico e china su cartoncino (A4)

Attieniti al piano

Largamente stare
e più ancora sopravvivere
nel ristretto libero vicolo
con l’illusione di
con il pensiero di

!Nessun re, nessun sovrano!

Dà un’occhiata
prendi l’arma
esplodi nello sdegno

//Attieniti al piano
asseconda la marcia
attieniti al piano
suona la marcia//

Nel ristretto libero vicolo
le foglie sono larghe e gli
steli alti, la rosa spina
t’assopirà al tocco

//Attieniti al piano
asseconda la marcia
attieniti al piano
suona la marcia//

Un gioco di specchi
dove il riflesso è ombra
pensata, costruita, diluita

In frantumi, il vetro acquista
consistenza,
verità

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Immagine: “JN3” (digitale)

Un germoglio

Piccoli universi coesistenti
collidenti

Piccoli universi raccolti,
conchiusi

Nel nero, per l’azzurro

Il germogliare come atto
rinnovante dell’universo,
della parete, del loro insieme

Un germoglio è il braccio
che fuoriesce dal vuoto e
stirandosi sviluppa la sua celeste
propensione

Un germoglio è l’istinto
sopravvivente che prende forma
in atto, limpido e netto

Un germoglio come conferma
della complessità –
piccolo universo in un palmo,
tra pareti

Un germoglio – o più –
dal nero per l’azzurro

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Dipinto: “Natura morta”
[acrilici su carta]

Stimoli

Non c’è luogo in cui andare.
Prima che sappia, oh che tu sappia
che non c’è fine al di là della montagna
ricorda che non importa
la spina o la spinta del vento.

Troppo legato alla gabbia,
non c’è luogo in cui la lotta possa condurti.

Ricorda:
la spina è il lampo conficcato nella carne.

Senti quel che devi,
separi il superfluo,
dimentichi te stesso
nell’oppressione del cuore.

Non c’è luogo in cui andare,
non c’è fine al di là della montagna,
non importa la spinta del vento.

La spina sarà sempre lampo
e la carne lacerata
sanguinerà il verbo dell’eterno.

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Quadro: “Marie in Caravelle” – ityart – collezione privata